Albania, perché non è solo una destinazione economica.

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Albania, perché non è solo una destinazione economica.

Mosaico di Tirana

Tralasciando i vari discorsi socio/politici che si possono affrontare sull’Albania, sicuramente non adatti alle nostre capacità e a questo blog, è nostra intenzione sfatare alcuni pregiudizi che costantemente si ripresentano ogni volta che si parla di una meta leggermente al di fuori dalle principali rotte commerciali. Questo semplicemente perché, per quanto piena di limiti, l’Albania non si merita assolutamente giudizi facili o preconfezionati. L’Albania è infatti uno degli stati più affascinanti che noi abbiamo mai visitato.

Naturalmente questo articolo non vuole cancellare quelli che noi pensiamo siano “difetti” di uno stato che in un primo momento ci ha onestamente messo in difficoltà, ma vuole mostrare la bellezza (storica, paesaggistica ma soprattutto umana) che quando si parla di Albania viene spesso dimenticata, favorendo così i giudizi preconfezionati di cui parlavamo sopra che la descrivono come una meta che vale quello che costa, ovvero poco e niente.

Vista dal castello della città di Berat

Agli italiani viene riservata un’accoglienza davvero speciale in questo stato, questo per ripagarci di quella che (almeno secondo loro) noi gli abbiamo sempre offerto nel corso dei secoli. La storia che lega l’Albania all’Italia è antica ma negli anni della caduta del blocco comunista si è consolidata.
Parlando con il gestore di un pub di Tirana ci ha spiegato che negli anni di Enver Hoxha era possibile per loro captare i segnali televisivi italiani e guardare i nostri programmi, la nostra informazione e i cartoni animati per bambini. Veniamo anche ringraziati per aver dato una casa e un lavoro ai tanti albanesi emigrati in seguito alla fine del regime comunista.

Dopo questa immensa premessa vediamo insieme le mete che abbiamo visitato e cosa di loro ci ha colpito!

Tirana

Prima del nostro approdo a Tirana neanche noi immaginavamo che la capitale albanese ci avrebbe potuto conquistare così profondamente, onestamente non è la città più bella del mondo. Ma la vitalità respirata da queste parti non può lasciare indifferenti e l’ospitalità che ci è stata riservata ha fatto in modo che questa città e questo popolo rimarranno per sempre impressi nella nostra mente e nel nostro cuore.

Gli esempi di ospitalità che possiamo riportare sono numerosi ma un paio mi hanno profondamente colpito e voglio riportarli.

Il primo episodio è avvenuto in un ristorante un po’ defilato rispetto alle strade principali e più glamour della capitale, insomma nel classico zozzone. Qui, attratti da dei piccioni in gabbia ad un passo dai tavolini (non si dica che la carne mangiata non è fresca) ci siamo accomodati pronti a gustare il nostro pranzo. Senza avere una parola in una lingua comune con il cameriere riusciamo a fargli capire di portarci quello che vuole. Naturalmente il pranzo è stato abbondante ed abbastanza economico. Ma la vera sorpresa è stata quando ad un passo dall’ultimo boccone un signore, che si abbeverava da una bottiglietta d’acqua (in teoria) riempita con un grappa locale, ci offre delle teste d’aglio da strofinare sul pane. Noi gentilmente rifiutiamo, è chiaro che i nostri stomaci non sono forti come i loro.

Il nostro pranzo prima che ci venisse offerto dell’aglio

Da uno degli altri commensali si alza un commento amichevole che noi non possiamo non cogliere, il quale diceva più o meno così: “Italiani no mangiano agglio”. Dopo il nostro primo commento un po’ banale: “Parli italiano? Sei mai stato in Italia?” ci ritroviamo a offrire da bere a tutta la sala (poi naturalmente gli altri hanno fatto lo stesso con noi) e a chiacchierare palesemente ubriachi per ore con questo signore che poi si rivela essere un ex gestore di night/spacciatore ricercato in Italia.

Il secondo episodio, molto più semplice ma non meno genuino ed apprezzato del primo, è avvenuto in un pub che nonostante fosse dall’altra parte della strada rispetto ai locali più alla moda di Tirana era di uno stile completamente diverso (si anche questo il classico zozzone). Lì, mentre bevevamo bicchieri di vino, di birra e di raki, tutto misteriosamente al prezzo di 1€, il gestore del locale ci raggiunge per offrirci un grappolo di uva a testa.

Ripeto, gli episodi di questo genere sono stati numerosi e mi dispiace non poterli riportare tutti, comunque chiedo scusa a tutti quelli che anche per una sola sera sono stati nostri amici e che un giorno cadranno nel calderone dei volti sconosciuti.

Cosa vedere a Tirana

Tirana comunque non è solo una città in cui si respira una bella atmosfera, infatti la capitale albanese è anche un luogo dove si possono trovare numerosi monumenti, alcuni dei quali di discreta importanza.

Il tour della città deve obbligatoriamente partire dalla sua piazza principale, piazza Scanderberg. Qui infatti, sotto la protezione della statua dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderberg c’è la maggior concentrazione di edifici pubblici e luoghi d’interesse di Tirana.

L’occhio ci cadrà immediatamente sul celebre museo storico nazionale, un museo che in ben 27.0000 metri quadrati ripercorre la storia albanese partendo dall’antichità e che passando dalla diaspora arbereshe arriva fino al periodo comunista. Un intero padiglione è dedicato alle opere di Madre Teresa di Calcutta (che è nata a Skopje in Macedonia e ha vissuto in India la maggior parte della sua vita, ma sti cazzi).

Il museo è decorato dall’altrettanto famoso e maestoso mosaico “Gli albanesi”, il quale ritrae il popolo di origine illirica nelle varie fasi della sua storia, anche qui da quella più antica a quella più recente.

Mosaico “Gli albanesi” in piazza Scanderberg

Altri monumenti degni di nota che si trovano nei dintorni della piazza sono la torre dell’orologio e la moschea del 1800 Ethem Bey. La struttura religiosa prese importanza durante il protettorato italiano in Albania, anche se il momento di massima fama lo visse nel 18 gennaio 1991, quando 10.000 persone vollero sfidare le ormai decadenti autorità comuniste e vi entrarono per pregare.
Non può mancare una visita alla vicina Cattedrale della risurrezione di Cristo, la terza chiesa ortodossa più grande d’Europa e simbolo del multiculturalismo albanese.

Se invece doveste essere colti da mal d’Africa e la voglia di trovarvi molti chilometri più a sud divenisse irresistibile, vi consigliamo una visita alla piramide di Tirana. Questa, che ha ben poco del fascino delle omonime strutture egiziane, ha una storia davvero travagliata ed interessante.

La piramide di Tirana

Costruita nel 1988 come mausoleo del defunto presidente dell’Albania comunista Enver Hoxha, già nel 1990 vide cambiare la sua destinazione d’uso dopo la caduta del regime. Essa si trasformò infatti nel Centro Culturale Nazionale. Ma nel corso degli anni furono molteplici le modalità in cui venne utilizzata questa struttura. Basti pensare che l’edificio disegnato dall’architetto Hoxha Pranvera (figlia del presidente) divenne tra le altre cose: sede di una televisione nazionale, base NATO e locale notturno.

Se si vuole tornare indietro nel tempo di 50 anni e scoprire quella che era la vita in uno degli stati più chiusi del mondo vi consigliamo una visita al Bunk Art (ce ne sono un po’, noi abbiamo visitato il numero 2), un museo che ripercorre la storia del paese comunista attraverso testimonianze di vario genere. Ve lo consigliamo vivamente!

Reperti all’interno del Bunkart museum

Last but not least, perdetevi nelle stradine secondarie della città, troverete numerose opere di street art sulle facciate dei vecchi palazzoni in cemento armato dall’aspetto decadente.

Palazzone di epoca comunista decorato con della street art

Kruje

Una volta visitata Tirana non potrete non andare alla scoperta di alcuni paesi che si trovano nelle sue vicinanze. Noi abbiamo fatto un paio di gite di una giornata (tornando quindi nella capitale per la notte) muovendoci esclusivamente con i mezzi pubblici.

Il primo bus sul quale siamo saliti per spostarci da Tirana, dopo una buona dose di curve tipiche delle strade di montagna, ci ha lasciato a Kruje, un piccolo paesino con un vivace bazaar e fondamentale per la storia albanese.

Piccolo negozio nel bazaar di Kruje

Iniziamo con il parlare proprio del mercato all’aperto, dislocato ai bordi di una stradina acciottolata. Non dentro tutte le piccole strutture in legno si nascondono dei negozi interessanti, molti di loro infatti hanno in vendita merce industriale e poco legata alla storia della città. Ma alcuni ce ne sono, allora ammirate un’anziana signora lavorare la lana secondo la tradizione, oppure fantasticate toccando gli oggetti in vendita in un negozio d’antiquariato, oppure soffiate via la polvere dalle pagine dei libri con in copertina i bei faccioni di Lenin, Stalin o Hoxha, i quali nel bene o nel male hanno contribuito alla storia di questo paese.

Particolare negozio nel centro di Kruje

Precedentemente ho scritto che Kruje è stata fondamentale per la storia albanese. Questa infatti è il luogo natale di Scanderberg, il quale dopo aver combattuto coraggiosamente contro i turchi che tentavano di entrare nel continente europeo è diventato eroe nazionale.

Non a caso nel castello della città all’inizio degli anni 80 è stato inaugurato un museo a lui intitolato. Il castello, oltre ad essere magnificamente conservato, offre una fantastica vista sulla capitale e sulla lontana costa adriatica.

Berat

Il secondo tour che abbiamo organizzato ci ha portato 100 chilometri più a sud di Tirana, più precisamente a Berat. Qui, dopo essere scesi dall’autobus a un paio di chilometri dal centro, siamo immediatamente saliti su un taxi che con pochi euro ci ha portato ad un passo da uno dei più bei paesi che si possono trovare in Albania, nonché patrimonio dell’UNESCO!

La prima attrazione che noi abbiamo visitato, nonché una delle più suggestive della città, è il castello (Kalaja e Beratit). Qui, una volta che sarete sulle strade sassose non risparmiate neanche un passo e ammiratelo in lungo e in largo, lasciando cadere i vostri occhi sulle bellezze artigianali locali e la vallata che il castello domina.

Chiesa della Santissima trinità

Qui un tempo erano presenti più di quindici chiese, simboleggianti la cristianità degli abitanti. Una delle più belle e meglio conservate è la chiesa della santissima trinità, decorata con splendidi affreschi e che si specchia nelle montagne antistanti.

Dopo aver scaldato i vostri polpacci per visitare il castello è d’obbligo una bella quanto estenuante camminata per ammirare il centro storico, caratterizzato da piccole stradine dall’improponibile pendenza, bellissimo esempio di architettura ottomana.
Comunque consigliamo di attraversare il ponte Gorica e di arrivare nel lato cristiano della città per poter osservare il centro storico del quartiere musulmano.
La vista che avrete davanti vi ripagherà del viaggio fin qui!

Centro storico di Berat

Durazzo

Durazzo, distante solo 40 minuti di bus da Tirana, non è una destinazione che ci sentiamo di né di consigliare né di sconsigliare. Nonostante qui siano presenti alcuni importanti monumenti (l’anfiteatro, il foro bizantino, le mura della città) questo stato ha molto di meglio da offrire.

Anfiteatro romano di Durazzo

Il fatto che non siano presenti né il Colosseo né la Tour Eiffel a Durazzo non vuol dire che sia una città da evitare, noi semplicemente daremmo la priorità ad altre destinazioni, poi sta a voi, a seconda delle vostre disponibilità di tempo ed economiche scegliere se inserirla o meno nel vostro tour.

Comunque questa è una città estremamente comoda per tornare in Italia, specialmente se non si dovesse trovare un volo ad un prezzo accettabile da Tirana. Da qui con circa 50 euro è possibile trovare un posto su un traghetto che vi porterà fino a Bari. Naturalmente scordatevi stanze private o cuccette, si dorme sdraiati per terra con questa alba che vi farà ricordare che a volte la realtà è anche migliore del mondo dei sogni!

L’alba che si può godere dal traghetto che porta a Bari

Saranda

L’Albania comunque non è solo movida o città storiche, ma anche mare incontaminato e viste mozzafiato! Se ne avete la possibilità vi consigliamo di salire su qualche autobus estremamente insicuro e di raggiungere il sud del paese. Noi abbiamo soggiornato qualche giorno a Saranda, dove ci siamo goduti lo stesso mare di Corfù ma alla metà del prezzo. L’isola greca si trova infatti a pochi chilometri dalla città albanese ed è chiaramente visibile ad occhio nudo.
L’unica attrazione della città è il castello il quale, nonostante sia stato rovinato da bar che hanno aperto all’interno della struttura, merita assolutamente una visita dato che offre una splendida vista sulla città e proprio sull’isola greca di Corfù.

Vista dal castello di Saranda

Saranda inoltre può essere utilizzata come base per raggiungere spiagge di primissimo ordine come quella di Pema e Thate, la spiaggia di Lukova e perché no anche l’isola Ksamil.

Argirocastro

Se vi siete stufati di stare a mollo nelle acque cristalline di Saranda e volete visitare una città nelle vicinanze vi consigliamo di prendere un autobus che vi lascerà nella parte nuova della città di Argirocastro. Qui mentre percorrerete la salita che vi porta alla città vecchia imprecherete e sicuramente e vi domanderete chi ve lo ha fatto fare. Beh è normale così, ma sappiate che quella salita vi sta portando ad uno dei paesi più belli dell’intera Albania.

All’interno del centro storico di Argirocastro

Non andate alla ricerca del monumento neanche qui, ma perdetevi tra le varie stradine e ammirate l’architettura che caratterizza “la città d’argento” (chiamata così per il colore che prendono i tetti delle case dopo aver piovuto).
Il castello è sicuramente l’attrazione più importante della città e non potete non visitarlo. Le spesse mura del castello nascondono varie gallerie, musei e reperti storici in generale, ma questa non è l’unica motivazione per visitarlo, infatti ciò che ci ha di più colpito della struttura è la vista che essa offre sulle montagne circostanti e sulla valle del Drino.

Vista dal castello di Argirocastro

La città natale di Enver Hoxha è un luogo dove gustare una cucina differente rispetto a quella provata nel resto del paese, la vicinanza geografica e culturale della Grecia qui si fa sentire. Noi abbiamo provato dei Qifqi, polpette di riso fritte che a quanto abbiamo capito sono tipiche di questa zona!

Nel terzo millennio ancora faccio le foto con il dito davanti la fotocamera. Comunque sono i Qifqi

Un’altra piccola esperienza particolare che abbiamo voluto provare in questa città è stata quella di dormire in un hotel che mostrava i segni di un glorioso passato, ma che al momento della nostra visita era quasi in rovina. Comunque una camera in quell’hotel completamente vuoto (eccetto noi) ci è costata meno di una notte in ostello!

Dopo questo lungo tour Albania abbiamo fatto rientro a Tirana, dove tra una sigaretta e una birra si iniziava a programmare il nostro viaggio in Kosovo

 

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